AUTOSTIMA


L’autostima è un giudizio complessivo sul nostro valore, prima ancora che un giudizio è una sorta di sensazione di contare, di avere valore, di meritare attenzione, stima e considerazione, o viceversa di non meritarne.

L’autostima è uno dei più evidenti segnali del nostro benessere e influenza il nostro comportamento, i nostri pensieri e le nostre emozioni, con delle conseguenze sul grado di interesse e motivazione con il quale svolgiamo le attività quotidiane. C’è infatti una stretta associazione tra la scarsa autostima e la depressione.

L’autostima è il risultato di un rapporto tra come ci valutiamo e le nostre aspirazioni, la distanza tra come ci vediamo e come vorremmo essere è un segno importante del grado in cui siamo soddisfatti di noi stessi e di come ci giudichiamo.

Non è un giudizio che riguarda in modo globale la nostra vita, l’autostima è sia una valutazione globale sul sé, sia un insieme di più valutazioni su campi specifici della nostra vita.

Pensiamo a noi stessi, possono esserci alcune attività per le quali non siamo molto portati, ad esempio quelle sportive, la cosa può procurarci dispiacere, magari se non possiamo partecipare a delle iniziative organizzate da amici o non possiamo concederci una gita in barca perché non sappiamo nuotare. Ma la nostra autostima non ne risente, neanche minimamente, come mai? Quello che accade è che noi siamo consapevoli di non saper nuotare o non saper andare in bicicletta e ci valutiamo negativamente rispetto a questi obiettivi, ma queste autovalutazioni non hanno conseguenze negative sulla nostra autostima. La ragione è semplice, l’attività sportiva non ha per noi e per la nostra autostima una grande importanza, il giudizio complessivo su di noi non dipende da queste autovalutazioni.

Per considerarci una persona di un qualche valore dobbiamo valutarci bene in altri campi ad esempio quello intellettuale o quello morale, ma non in questo.

Ciascuno di noi dà importanza diversa a obiettivi diversi e di conseguenza alle autovalutazioni relative a questi obiettivi. Perché un’autovalutazione abbia un forte impatto sull’autostima non conta tanto che sia molto positiva o molto negativa quanto piuttosto che riguardi obiettivi importanti per la persona e che sia in linea con i nostri valori più profondi.

Ai fini dell’autostima non conta tanto come ci si vede e ci si valuta, quanto la coerenza tra le nostre autovalutazioni e le nostre aspirazioni. Noi abbiamo almeno due tipi distinti di voler essere: ciò che ci piacerebbe essere, cioè i nostri desideri su noi stessi, le nostre ambizioni, è ciò che pensiamo che dovremmo essere in base a delle regole morali o sociali.

La distinzione tra questi due tipi di obiettivi è importante perché spiega reazioni differenti di fronte a diverse discrepanze: quando non siamo come ci piacerebbe essere, ci sentiamo scontenti e demotivati, quando non siamo come dovremmo essere, ci biasimiamo e proviamo senso di colpa.

Se invece riusciamo a comportarci in un modo coerente ai nostri voler essere l’autostima crescerà in senso positivo perché vedremo che corrisponde all’immagine ideale che abbiamo di noi stessi.

Una buona autostima favorisce un atteggiamento fiducioso e un comportamento costruttivo, è quell’incentivo, quella molla motivazionale che ci dà intraprendenza e tenacia, senza le quali è difficile prendere ogni iniziativa, e le circostanze e le richieste della vita si tingono immediatamente di connotazioni preoccupanti, si tratti
dell’oscuro senso di minaccia di fronte al rischio di non riuscire a rispondere adeguatamente a queste richieste, oppure del desolante senso di sconfitta e di disperazione di fronte alla certezza del fallimento.

Una buona autostima certamente deriva dalla qualità delle relazioni primarie di vita, dove l’amore dei genitori e delle persone che principalmente ci sono vicine infonde in noi fiducia e sicurezza nelle nostre capacità. Sapere che siamo amati per ciò che realmente siamo e non per quello che gli altri vorrebbero fossimo e siamo rispettati nelle nostre naturali inclinazioni accrescerà la nostra autostima.

È importante per un bambino vedere riconosciuti i suoi successi, ma anche accettati i suoi fallimenti, quando genitori o insegnanti caricano un figlio o un alunno di eccessive aspettative di successo, a scuola, nello sport, nell’immagine sociale, possono condizionarne negativamente l’autostima nel momento in cui il bambino non ottiene quei risultati esponendolo, di conseguenza, ad un’esperienza di frustrazione che intaccherà la fiducia in se stesso ed al senso di colpa per aver deluso l’adulto. L’empatia dei genitori aiuta a costruire il senso di sicurezza.

Il modo in cui gli altri ci vedono e ci giudicano condiziona la nostra percezione e il nostro giudizio su noi stessi, gli altri svolgono spesso il ruolo di specchi in cui ci troviamo riflessi, se questo rispecchiamento, specie nei primi anni di vita, ci mostra che non siamo amati, vivremo l’esigenza costante di rinnovare e dimostrare il nostro valore.

Un’autostima fortemente legata al punto di vista dell’altro è anche facilmente modificabile in base all’ambiente esterno e quindi fragile di fronte alle difficoltà che quotidianamente possiamo incontrare. Chi nel corso del suo sviluppo rinuncia alla realizzazione per ottenere l’amore degli altri, dipenderà dall’esterno e non riuscirà a costruirsi una buona considerazione di sé, chi può realizzarsi, ottenendo allo stesso tempo una considerazione non condizionata, avrà la possibilità di costruirsi una buona stima di sé e manterrà la tendenza a realizzarsi. Per questo motivo è importante rafforzare l’autostima implicita, quell’autostima che prescinde dalla valutazione dell’altro ed è legata alla coerenza con l’immagine ideale che abbiamo di noi stessi, questa autostima resta alta nonostante le critiche provenienti dall’esterno.

La psicoterapia può aiutarci a rendere più solida la nostra autostima, attraverso la relazione terapeutica possiamo vederci come persone degne di amore, se tutto questo è mancato nelle nostre fondamentali relazioni primarie.

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